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αὐξανόμενοι εἰς τὴν ἐπίγνωσιν τοῦ Θεοῦ

 

 

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Giuseppe Guarino

 

Breve storia della scrittura

 

Per quello che ne sappiamo la scrittura fu introdotta in Mesopotamia dai Sumeri, circa 3300 anni prima di Cristo. Fu un invenzione pratica, legata alle necessità amministrative crescenti delle comunità cittadine e di uno Stato sempre più complesso.

I primi testi furono di natura amministrativa ma subito si affiancarono quelli di natura scolastica.

L'importanza di tale invenzione è evidente. La scrittura permise di rappresentare, ordinare e catalogare la realtà e quindi di poterla controllare. Fu naturale che i detentori di questo nuovo "potere", gli scribi, assumessero un'importanza fondamentale all'interno di uno stato organizzato.

L'importanza dell'apporto dei Sumeri nel campo della scrittura fu determinante ed influenzò tutta la Mesopotamia. Quando il sumerico divenne una lingua morta a favore dell'accadico, dopo la fine dell'impero di Ur III, questa lingua rimase comunque indispensabile per il bagaglio culturale degli scribi, fondamentale per una esatta comprensione della scrittura anche se questa era al servizio della lingua accadica. 

Il prossimo fondamentale passaggio nella storia della scrittura sarebbe stato la nascita dell'alfabeto, che aprì le porte alla scrittura come la conosciamo oggi nel mondo occidentale. Ma dovremo attendere i ritrovamenti di Ugarit risalenti a circa due millenni più tardi. 

Il territorio di Ugarit non era di particolare grandezza. Si trattava di una città che affacciava sul mediterraneo, vittima a turno, con tanti piccoli altri stati, delle politiche delle grandi potenze del tempo, hittita, egiziana, ecc...

Ma è qui che con la scoperta di valore inestimabile di un archivio letterario risalente al periodo che stiamo considerando che Ugarit passa all'attenzione degli studiosi in modo speciale.

L'importanza dell'apporto dei Sumeri nel campo della scrittura fu determinante ed influenzò tutta la Mesopotamia: lingua e scrittura erano infatti, nel sumerico, l’una dipendente dall’altra. Con la caduta di Ur e poi di Isin e Larsa, il sumerico divenne una lingua morta a favore dell'accadico. Essa, però, rimase comunque indispensabile per il bagaglio culturale degli scribi, fondamentale per una esatta comprensione della scrittura anche se questa adesso era passata al servizio della lingua accadica.  

  La scrittura cuneiforme dovunque verrà adottata, rimarrà legata a queste lingue per le quali era nata. Con essa viaggeranno anche i testi ai quali diede vita, rendendoli parte inscindibile del patrimonio della stessa scrittura. Dall’antica mesopotamia ci arrivano i poemi su Gilgamesh o Enerkar, eroi leggendari, poemi su Ishtar, narrazioni sugli eroi del diluvio, sul grande re Sargon, sono stati tramandati da generazioni di scribi, consci di quanto la scrittura cuneiforme fosse intimamente legata alle lingue e tradizioni che l’avevano prodotta. 

Già nella Ebla presargonica (2500-2300 a.C), vi era un forte scambio culturale, tale che gli scribi eblaiti andavano a studiare a Mari, dove erano presenti maestri provenienti da Kish. Qui accanto, gli archivi di Ebla al momento del loro ritrovamento.

La fortuna delle spedizioni archeologiche ad Ebla è nota. Sono stati ritrovati molti testi.  Fra questi hanno particolare significato storico il trattato commerciale fra Ebla e la città di Assur e una lettera del re di Mari scritta a quello di Ebla. Qui a sinistra una delle tavolette di Ebla.

Il primo codice di leggi che si conosca è quello del re di Ur III (2120-2000 a.C.) Ur-Nammu. In Ur III la burocrazia amministrativa è stata rinforzata con il conseguente aumento di documenti ufficiali, documenti catastali, contratti, ecc… Secondo per antichità, ma primo per notorietà, il codice di Hammurabi.

L’unico ambiente dove la scrittura cuneiforme riesce a svincolarsi in una certa misura dalla tradizione sumero-accadica, per essere utilizzata al servizio della lingua locale è stato presso gli hittiti. Sebbene l’influenza babilonese sia forte ed i maggiori poemi, su Gilgamesh, Naram-Sin o Sargon sono comunque tradotti e diffusi, la lingua hittita fece propria la scrittura cuneiforme in maniera che non trovava precedenti.

In Egitto, la scrittura egiziana per eccellenza, di poco meno antica di quella sumerica, è quella geroglifica (nell’immagine a sinistra), molto impressionante dal punto di vista estetico e pregna di significato per il popolo egiziano. Questa veniva preferita a forme alternative di scrittura già disponibili da tempi remoti. La cosiddetta scrittura ieratica (nell’immagine del graffito a destra) era meno suggestiva di quella geroglifica.

La produzione letteraria egiziana ci ha lasciato vario materiale. Il racconto di Sinuhe è molto famoso. Gli scritti del faraone Kheti IV, Ammaestramenti per il re Merikara, sono segnalati da Rohl nel suo libro “Il testamento perduto”, come prodotti del regno medio.

 La scoperta dell’archivio della corrispondenza dei faraoni, nell’odierna Tell El-Amarna ha rivelato lo scambio epistolare fra il faraone e i re medio-orientali.  Le tavolette sono scritte nella lingua internazionale, l’accadico, nella scrittura in caratteri cuneiformi, accanto alle traduzioni in egiziano.

A tal proposito ho scritto un articolo che troverete in questo stesso sito. clicca qui per leggerlo.

Accanto una delle lettere dell’archivio dei faraoni.

 La grande nuova rivoluzione nel mondo della scrittura avverrà con la nascita della scrittura alfabetica. Per trovarne le prime tracce archeologiche dobbiamo considerare i graffiti delle miniere del Sinai, dove si è rintracciato un sistema alfabetico, definito protosinaitico (immagine a destra).  Questo è ricollegabile alla scrittura geroglifica egiziana che contemplava dei segni con valenze mono-consonantiche. Nell’immagine qui a sinistra, il nome del sovrano Nar-mer è scritto utilizzando tale sistema. Fu naturale che tale potenzialità della scrittura egiziana venisse sfruttata per trascrivere i nomi semitici. Sul passo successivo che porta alla creazione di un vero e proprio alfabeto merita di essere citato lo studioso David Rohl: “…ci vollero le capacità poliglotte di un colto principe d’Egitto ebreo per trasformare queste prime semplici incisioni in una scrittura funzionale, capace di veicolare idee complesse e un racconto fluente. I Dieci Comandamenti e le Leggi di Mosè erano scritte in lingua protosinaitica. Il profeta di Yahweh, che aveva dimestichezza sia con la letteratura epica egizia, sia con quella mesopotamia, non fu solo il padre fondatore del Giudaismo, della Cristianità e, attraverso le tradizioni craniche, dell’Islam, ma fu il progenitore delle scritture alfabetiche ebraica, Cananea, fenicia, greca e, quindi, del moderno mondo occidentale.” – David Rohl, Il Testamento Perduto, Newton & Compton Editori, pag.222- 223.

 La testimonianza archeologica che segue in ordine cronologico è quella dei ritrovamenti di Ugarit, nel secondo quarto del secolo scorso. Qui accanto una tavoletta di argilla rinvenuta ad Ugarit.

 La vasta documentazione qui rinvenuta dimostrò l’esistenza di un alfabeto, utilizzato per la composizione di diversi documenti.

 Impensabile con il senno di poi, ma consuetudine storica, il rifiuto del nuovo fece si che in ambito ufficiale l’alfabeto non fosse accettato e la classe degli scribi, e quindi le documentazioni ufficiali, rimanessero ancorate al sistema di scrittura tradizionale. La scrittura alfabetica è presente ad Ugarit solo negli scritti di genere narrativo.

 Il tragitto dal primo alfabeto fino a quello oggi in uso sono visibili confrontandone le forme più conosciute:

 Alfabeto ugaritico

 Alfabeto fenicio

  Alfabeto greco antico

 Alfabeto latino