Il testo greco utilizzato e tradotto è il
fondamentalmente il Textus Receptus tradotto dalla Diodati. Le varianti
che propone la tradizione manoscritta in questo brano specifico, non
sono significative e, quindi, di poca rilevanza per i fini esegetici.
Non ne vale la pena discuterne. La traduzione del testo in italiano è
mia.
Siamo ad una svolta. Una svolta decisiva
nel ministero di Cristo, nel rapporto con le folle, con il giudaismo
ufficiale e nel rapporto con i suoi discepoli.
Era stato Marco stesso a puntualizzare
dell’insegnamento di Gesù:
Marco 1:14-15.
Μετὰ δὲ τὸ
παραδοθῆναι ᾿Ιωάννην ἦλθεν ὁ ᾿Ιησοῦς εἰς τὴν Γαλιλαίαν κηρύσσων τὸ
εὐαγγέλιον τῆς βασιλείας τοῦ Θεοῦ
καὶ λέγων ὅτι πεπλήρωται ὁ καιρὸς καὶ ἤγγικεν ἡ βασιλεία τοῦ Θεοῦ·
μετανοεῖτε καὶ πιστεύετε ἐν τῷ εὐαγγελίῳ.
E
dopo che Giovanni fu impriognato, venne Gesù in Galilea predicando
l’Evangelo del Regno di Dio,
dicendo: il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e
credete all’evangelo.
Ad un certo punto però, visto
l’atteggiamento di crescente ostilità del giudaismo ufficiale, ma anche
delle folle che ascoltano la sua parola, che alla fine lasciano soltanto
la cerchia dei discepoli attorno a lui. Sono loro soltanto a mostrarsi
veramente interessati a capire il suo messaggio e chi egli sia
veramente.
I tempi sono ormai maturi. Molti
insegnamenti e miracoli precedono la domanda di Gesù ai suoi discepoli:
- Chi dicono gli uomini che io sia?
Gli vengono rapportate le opinioni
raccolte qua e là: per alcuni Gesù è Giovanni Battista, ucciso e
resuscitato; o magari Elia, il cui ritorno era stato predetto dalle
Scritture ed era atteso dal popolo; oppure uno dei profeti.
E’ stupendo come la domanda venga posta e
la esattezza con la quale segue la risposta. Siamo lontani da
divagazioni. L’intento didattico, l’intento di evidenziare la differenza
nella percezione del Cristo secondo il mondo e secondo i discepoli, è
dominante.
Infatti, la domanda seguente, rivolta
specificamente ai suoi: - Voi chi dite che sono? - Trova la risposta che
segna la differenza: - Tu sei il Cristo.
E’ Pietro a parlare, possiamo immaginare
nel suo solito slancio emotivo che lo faceva agire sempre in modo
impulsivo, ma aperto e trasparente. Di sicuro le parole di Pietro
raccoglievano la percezione di tutti i discepoli.
Fatta questa distinzione fra l’opinione
che intrattenevano i più e quella dei suoi discepoli, Gesù traccia una
forte linea di demarcazione fra il suo insegnamento pubblico e quello
privato con i suoi discepoli, decidendo che i tempi sono maturi per
introdurre nuovi elementi nel suo annuncio. Cosa che invero aveva già
cominciato a fare quando aveva deciso di parlare in parabole alle folle
e di spiegare il significato delle sue parole soltanto alla cerchia dei
suoi discepoli, in privato.
Prima di tutto vieta in maniera forte ai
discepoli di dire ad altri di lui, v. 30. Forse anche noi oggi, come
loro allora, rimaniamo un po’ stranizzati da una tale affermazione e
possiamo solo riconoscere la necessità dei discepoli di obbedire al
Maestro anche quando non venivano del tutto comprese le motivazioni
delle sue direttive.
Fatta questa premessa, Gesù annuncia
quello che oggi chiamiamo Evangelo, ma che per loro deve essere sembrato
il più strano ed anche assurdo annuncio che potevano aspettarsi dal
Maestro che adesso avevano riconosciuto come il Cristo promesso da Dio,
il Messia: Da lì a poco il giudaismo ufficiale lo avrebbe rigettato
apertamente, egli sarebbe stato messo a morte e dopo tre giorni sarebbe
resuscitato dai morti, v.31.
Gesù parla ancora una volta di sé in
terza persona. Dice infatti che il figlio dell’uomo dovrà patire molte
cose. E’ una affermazione fortissima e piena di significati profetici e
messianici.
La prima volta che il titolo “figlio
dell’uomo” compare in Marco è al capitolo 2, verso 10. Questo per dire
che già il termine doveva essere familiare ai discepoli e che il
riferimento il terza persona non ci deve sorprendere più di tanto,
piuttosto quello che viene detto del figlio dell’uomo, l’annuncio della
sua imminente morte e resurrezione.
Il titolo messianico “figlio dell’uomo” è
un chiaro riferimento al libro di Daniele, 7:13-14..
Io guardavo, nelle
visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un
figliuol d'uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a
lui. E gli furon dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli,
tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio
eterno che non passerà, e il suo regno, un regno che non sarà distrutto.
Il settimo capitolo di Daniele parla dei
regni che si succederanno sulla scena mondiale, fino al momento del
giudizio di Dio che stabilirà il Suo Regno, il quale non avrà mai fine.
E’ ovvio che il figlio dell’uomo qui menzionato sia il Messia al quale
il regno verrà dato.
Tale interpretazione, l’identificazione
del figlio dell’uomo con il Messia promesso e quindi con Gesù, è
inevitabile se questo passo è raffrontato con altri presenti nel Nuovo
Testamento. Marco 8.38 è un esempio che non ci porta lontano dal nostro
testo. Apocalisse 1:7 che legge: “Ecco, egli viene con le nuvole…”, è un
altro esempio.
Stabilito quindi che Gesù era il Cristo,
quanto deve essere sembrato assurdo ai discepoli sentire accostare il
termine “figlio dell’uomo”, riservato al Messia che viene per regnare,
alla reiezione ed alla morte! L’introduzione dell’annuncio della
resurrezione non deve avere mitigato un tale disagio. E’ un annuncio
adesso fatto “apertamente”, v.32. Una precisazione che non è fuori
posto, visto che in altri incidenti della vita di Gesù precedenti quello
narrato adesso, troviamo cenni alla sua morte e resurrezione. Vedi ad
esempio, Giovanni 2:18-22.
E’ ancora una volta Pietro a parlare. E
potremmo azzardarci a dire, che anche questa volta esprimeva se non il
pensiero, almeno lo sgomento dei discepoli davanti ad un annuncio tanto
nuovo quanto inaspettato ed all’apparenza assurdo e contrario a quanto
sempre avevano immaginato, creduto o saputo del Messia!
Pietro riprende, ammonisce, rimprovera
Gesù, privatamente, prendendolo da parte. Ma lui, probabilmente per
chiudere la questione, rimprovera Pietro davanti a tutti gli altri,
apertamente. Da quel momento, se qualcuno era perplesso
sull’insegnamento di Gesù e non capiva, l’avrebbe tenuto per sé.
E’ facile oggi per noi vedere ingenuità o
poco discernimento nel comportamento di Pietro e dei suoi compagni. In
tal senso, mi sento di dovere disilludere chi legge, come me stesso,
perché, diciamoci la verità, ci sentiamo davvero meno spiritualmente
ingenui o superiori di uomini che avevano lasciato casa, famiglia,
lavoro per seguire Gesù?
Dall’insegnamento privato, la narrazione
passa al ministerio pubblico della parola di Gesù, v.34.
L’intento narrativo si mescola
all’intento didattico in maniera meravigliosa! Non è fuori luogo
evidenziare che siamo anche davanti ad una narrazione che ci presenta
l’insegnamento di Gesù nel suo senso profetico.
Se Gesù aveva poco prima “profetizzato”
della sua morte e resurrezione, adesso è inevitabile avvertire che egli
profetizzi anche della nostra età, vv. 34-37, e del suo ritorno in
gloria per giudicare!, v.38.